domenica 6 marzo 2016

..... Ma quanto mi costi?

Abbiamo iniziato a parlare del delicatissimo momento in cui la follia prende il sopravvento nella vita delle persone e si decide di acquistare un immobile.

In questo post parleremo di un problema cruciale a cui è appesa di solito tutta la faccenda: i soldi. 

Dovete mettervi lì, con carta, penna, buste paga ed estratti conto vari, e fare un quadro completo, reale e affidabile delle vostre finanze (quanto disinvestire, quanto tenere come fondo d'emergenza, eccetera)

Ora avrete una somma: togliete il 20% e fate finta che non esista (fidatevi, ci torneremo dopo).

Di quello che è rimasto, un 25% accantonatelo per mobili, elettrodomestici e varie. 

Ora avrete, con una buona approssimazione, la cifra base per l'acquisto di casa. A questo punto avete due scelte: fermarvi lì o andare a fare shopping bancario per il mutuo. Attualmente alcune banche fanno un tipo di offerta interessante: una proposta di mutuo valida per sei mesi che vi fornisce già una base affidabile per un budget sensato.

Attualmente un terzo delle trattative serie di compravendita immobiliare si interrompono bruscamente quando i possibili acquirenti si rendono conto che la cifra presa in considerazione per un ipotetico mutuo in realtà non viene concessa dalla banca per mancanza di requisiti. Quindi prevenire è meglio che curare. 

Ora potete partire con la ricerca e verificare cosa si trova con il vostro budget nella zona di vostro interesse.

domenica 21 febbraio 2016

Per piccina che tu sia...

Sarete sull'orlo di una crisi di nervi più e più volte.
Penserete di non farcela.
Vi troverete sedute/i, con lo sguardo nel vuoto, dopo aver fatto un po'di conti.
Cercherete imbianchini, idraulici, piastrellisti e fabbri con lo stesso spirito di un cosmonauta che si appresta ad affrontare lo spazio.

Però alla fine sarete felici come una Pasqua.

Dopo un mese e mezzo nella nuova casa il dinamico duo si sta un po'rilassando. Gli impegni ci sono e ce ne saranno ancora, ma il grosso è fatto e il resto può essere affrontato dall'interno della magione.

Quali consigli si possono dare a persone che devono acquistare un immobile o semplicemente traslocare? Tanti, forse troppi. Dal basso della mia recente esperienza posso dare una mano anche io e condividere qualche consiglio che per noi è stato valido.

Il primo consiglio è: non fate perdere tempo alla gente. E'vero che ora c'è un surplus di case sul mercato, ma trasformare il sabato nel "giro delle case che non ci possiamo permettere e non vogliamo acquistare" è segno di scarso rispetto verso venditori ed intermediari.

Quindi partite con due certezze: quello di cui avete bisogno e quanto potete spendere (con mutuo e senza mutuo).

Decidete zona, vani, accessori (ascensore, posto auto, vicinanza al lavoro e ai servizi). Fatto questo, saprete già più o meno dove e come orientarvi. 

A questo punto le dolenti note: carta, penna, estratto conto e via con il budget (argomento che affronteremo nella prossima puntata). 

lunedì 15 febbraio 2016

Voglio andare a vivere in campagna

Downshifting. Ne ho parlato una vita fa, quando la crisi in Italia non mordeva come ora, e tutto sembrava più roseo e possibile. E oggi? Vale la pena di fare scelte così radicali? Se prima poteva essere un "Sì e no", ora stiamo andando sempre di più verso il "No" secco; di solito chi tentava la scelta di vita alternativa veniva allettato da racconti "vincenti" e di modi per guadagnarsi da vivere "alternativi". 

Per alcuni anni il leitmotif era il ritorno alle campagne, alla buona vita di una volta, all'autoproduzione. Certo. Si spende di meno (in termini di denaro, in termini di tempo e fatica è tutto un altro paio di maniche), si ha bisogno di meno soldi per vivere. Si produce e si baratta, e vai con il tango.

In tutto ciò c'è un solo, sottile problema di fondo. I soldi servono. Servono per le medicine ed i servizi sanitari (andiamo terra terra su uno dei problemi maggiori della crisi economica, il costo della salute), servono per pagare le bollette, se non si è in possesso di casa e terreno servono per i mutui, o per i prestiti per creare un agriturismo/B&B biologico (attività agognata nella decrescita felice).
I soldi servono perché il montante contributivo non si fa da solo, e se si passa un anno, due o tre come paladino del ritorno alla terra (garantito al limone, per più tempo non ce la si fa se non si ha almeno un membro del nucleo familiare con un lavoro stabile e decorosamente retribuito), questo buco si vedrà pari pari nella pensione; per di più anche una sola settimana come autonomo influisce sull'intero metodo di calcolo della pensione in maniera sostanziale. 

Qualcuno, di solito il genitore che è andato in pensione ed ha preso la liquidazione, può aver fornito il gruzzolo per attivare l'azienda; i dati anche qui sono scoraggianti, perché si è fortunati se si supera il traguardo del secondo anno di vita. Agricoltura? Leggete questo, fa aprire bene gli occhi. 

Signore e signori, parliamoci chiaro: i sogni sono belli, ma la realtà è dura. 

domenica 14 febbraio 2016

Inglese per economi: Wombling

Non si finisce mai di imparare. Ieri infatti sono stata resa edotta del fatto che "The Wombles" è stata una serie televisiva inglese andata in onda tra il 1973 e il 1975 la cui trama era basata su degli animaletti la cui attività principe era riciclare i rifiuti. 
Dato che l'Economa è culturalmente onnivora, la storia delle pantegane che vivono sotto terra a Wimbledon in una circostanza normale sarebbe stata sicuramente posizionata nel reparto "Se me lo chiedono a qualche quiz la so" del suo archivio cerebrale (che, tra l'altro, è la sezione di gran lunga più ampia del famoso archivio e probabilmente la più curata). 
In realtà, il termine in Gran Bretagna ha recentemente preso un significato ben preciso: dicesi wombling il raccogliere gli scontrini abbandonati al fine di ricavarne un vantaggio economico.
Il super Womble è il signor Stephen Auker, dotato anche di interessante canale youtube.  
Fin qui, sembra di parlare degli gnomi di South Park che rubavano le mutande per ricavarne un profitto: come per la biancheria intima, è alquanto difficile capire come un pezzo di carta stropicciato e spesso sporco possa regalare qualche soddisfazione in dindini. In realtà (mi dispiace signori gnomi), il sitema per ricavare denaro dagli scontrini in UK è abbastanza chiaro: i supermercati (Asda ad esempio) hanno un programma in cui se la stessa spesa (minimo otto pezzi per Asda) sarebbe stata più conveniente del 10% da anche un singolo loro concorrente restituiscono un voucher pari alla differenza di prezzo più un 10% sotto la forma di buono acquisto.
Il signor Auker, che è un pensionato, ha fatto di questo suo hobby un mestiere (ricava circa 200 sterline al mese da questa attività, ma ormai è divenuto un personaggio pubblico e penso che questo conti economicamente).

Voi direte: "E allora? In Italia una cosa così ce la sognamo, anche se usassimo solamente i nostri scontrini senza andare a raccogliere quelli zozzi in giro". Avete ragione, in effetti: da noi niente buoni spesa. Qui gli scontrini possono servire solamente per altro:

- Concorsi a premi
- Catalina
- Premi sicuri
- App con cashback

Anche senza andare a caccia dei cosiddetti "scontrini orfanelli" in giro. Bastano i vostri. Certo, se uno scontrino abbandonato nel carrello che avete appena preso al supermercato vi permette di avere un buono da 10 euro da spendere in detersivi è tutto di guadagnato (successo a me, era la Missione risparmio Dixan) vi lascio il dubbio su cosa fare, e se abitate vicino ad un negozio dell'insegna Acqua e Sapone non è raro che riusciate a guadagnare qualche buono da 25 euro per l'iniziativa Victoria Procter and Gamble. All'ora di punta i reparti dove scivola la spesa alle casse si riempiono di scontrini lasciati lì dai clienti, e li raccolgo assieme alla mia spesa e al mio scontrino. In questo modo ho potuto regalare al mio ente benefico del cuore cinque coppie di flute da champagne nuove di zecca ed imballate, perfette per la riffa: iniziativa Ferrero legata all'acquisto di pralines natalizie.

Nel blog commerciale, quindi, troverete sempre più spesso iniziative legate agli scontrini. E non scordate i Catalina!

domenica 24 gennaio 2016

Occasionale. Accessorio.

La notizia del millennio è il ritorno trionfale nella blogosfera di LaFrangia

So già che con questa notizia il post sarebbe già fatto, ma oggi ho deciso di rovinarvi (e rovinarmi) la domenica e parlarvi diffusamente dei voucher, o del Lavoro occasionale e accessorio. Voi direte giustamente che se ne è occupato già qualcuno più autorevole prima di me, ed avreste pienamente ragione. Però, dato che non sono una giornalista, ma un'Economa Domestica, vi parlerò dell'argomento in maniera terra terra e cattiva cattiva. 

La storia del lavoro occasionale e accessorio nasce con la cosiddetta Riforma Biagi (il cosiddetta è voluto, il contributo del povero Biagi in quella riforma è tutto da discutere); il concetto è semplice e positivo, si tratta di far emergere dal nero nerissimo tutta una serie di lavori e lavoretti per cui la vera e propria assunzione è complicata burocraticamente e che hanno una durata temporale limitata. La lista di questi lavori era ridotta, ma, come si sa, la strada per l'Inferno è piena di buone intenzioni, e quindi nel 2012, con la riforma Fornero, pali e paletti sono caduti e la "platea dei beneficiari" si è drammaticamente allargata. 

Ora.

Il fatto che una ragazza che per pagarsi gli studi arrotonda come baby sitter, giardiniera, raccoglitrice di mele,  il ragazzo che passa i suoi pomeriggi a dare ripetizioni, il pensionato che fa lavoretti da manutentore possano tutelarsi un minimo se durante questi compiti hanno un incidente, e vogliano crearsi un minimo di montante contributivo è cosa buona e giusta. La realtà è che per come si sono messe le cose, la prima cosa è garantita, la seconda è molto più difficile da raggiungere: il cosiddetto voucher è costituito da un pezzo di carta termica dal valore di euro dieci o multipli (da nessuna parte è scritto che un voucher equivale ad un'ora di lavoro, ma per consuetudine ormai "usa così"). Di questi 10 neuri, al lavoratore vanno 7,50 euro, il resto serve a coprire i contributi Inps/Inail e l'aggio del venditore. Per il momento il discorso è lineare: la normativa copre tutta una serie di casistiche in precedenza non considerate e tutela un minimo persone che al contrario sarebbero vissute in un limbo totale.

In un mondo perfetto sarebbe finita qui; non siamo in un mondo perfetto. 
Quello che non traspare è che i voucher, coprendo per definizione prestazioni occasionali e accessorie, non garantiscono una serie di diritti quali malattia, maternità, NASPI, e chi più ne ha più ne metta. Vabbé, direte voi, ma creano un montante contributivo. Sììììììì, certamente, ma, come vi ho detto, committenti e prestatori (nomi tecnici) hanno una serie di limitazioni nell'accesso a questa forma di lavoro e questo si riflette anche sulla pensione.  

Fino al 2015 un lavoratore poteva arrivare ad un massimo lordo di circa 6000 euro percepiti in voucher, e un'azienda non poteva retribuire per più di 2000 euro la stessa persona con i voucher; dal 2016 i limiti si sono alzati. Capite bene che, sussistendo l'unico obbligo di registrare il voucher prima dell'inizio della prestazione (ed anche questo non è proprio proprio chiaro), il giochetto di registrare un singolo buono lavoro e retribuire il resto della giornata fuori busta sia diventato un vizietto molto diffuso e che libera i committenti da quasi tutti i rischi in caso di ispezione (è stato ribadito dal Ministero del Lavoro che l'unico limite all'utilizzo dei voucher è quello reddituale). 

Il montante contributivo? Il minimo per farlo valere è di essere retribuiti durante l'anno solare per una somma pari o superiore al minimale per gli iscritti alla gestione separata: circa 1.100 euro. Ora, dato il concetto espresso sopra, capirete pure voi che le persone che riescono a raggiungere questa cifra siano più o meno quanto i panda giganti. Nella migliore delle ipotesi, sarebbero coperti sei mesi (ricordiamo il limite annuo di retribuzione in voucher) e, dando un'occhiata a come funziona la totalizzazione, capirete bene che il pensionato manutentore dovrebbe avere una serie di colpi di fortuna fotonici per riuscire ad aggiungere quanto maturato con i voucher a quanto percepisce in un'altra gestione. Sui giovani non mi azzardo nemmeno a fare previsioni.


Allora, cui prodest? 

Ai datori di lavoro, chiaro, che assumeranno sempre meno stagionali (nelle zone turistiche c'è un giro di voucher impressionante ed in continuo aumento).

Ad alcuni lavoratori che sanno già che non avranno una pensione in Italia e che vogliono i soldi pochi, maledetti e subito (penso alle persone che hanno lavori discontinui nell'assistenza domestica, nel turismo e nell'agricoltura), diventati all'improvviso decisamente appetibili per un datore di lavoro.

All'ente previdenziale, che si vede sgravato dall'onere delle prestazioni a sostegno del reddito legate alle forme di lavoro dipendente in tutte le sue molteplici sfaccettature (sì, anche quello a chiamata. Sì, anche quello intermittente. Sì, anche quello in somministrazione. Sì, anche quello interinale).

Ai tabaccai e alla banca ITB, che stanno gestendo un aggio incredibile (la banca ITB era un mistero misterioso fin quando non ha iniziato a manovrare il flusso di denaro dei voucher).

Chi perde in questo gioco?

Una figura è chiara: il lavoratore medio, a cui sono state assottigliate le tutele (assottigliate è un eufemismo per azzerate, ma, come vi ho spiegato, per la facciata data a questo tipo di lavoro un minimo di protezione c'è, soprattutto per gli infortuni).

Un'altra è meno ovvia: i consulenti del lavoro e gli studi associati addetti alle buste paga. Stanno facendo fuoco e fiamme. Non esistendo più tante buste paga, la loro figura sta svanendo (in molte zone nel periodo di punta turistico e agricolo erano oberati di cose da fare, ora molto meno).

Forse mi verrà in mente qualche altra cosa sull'argomento. Per il momento mi fermo qui, in attesa dei vostri dubbi, perplessità, incertezze. 

mercoledì 23 dicembre 2015

A caldo

La famiglia Skywalker è composta da un branco di emeriti fagiani. 

domenica 13 dicembre 2015

Economics for dummies: corollario bis

Io non sono in grado di investire in autonomia tutto il mio ABBONDANTE (ah, ah, ah) patrimonio, quindi devo per forza di cose appoggiarmi ad una banca o ad un promotore per piazzare parte dei miei dobloni e marenghi, quelli che metto da parte per la vecchiaia.

Io non sono in grado di investire da sola perché non ne ho la capacità professionale, però seguo tre regole che mi hanno inculcato sin da piccola:

- Nessuno è tuo amico quando si tratta di gestire i tuoi soldi
- Non si punta mai su un solo cavallo quando si investe
- Se sembra troppo bello per essere vero, è veramente troppo bello per essere vero

Io vengo da un paesone: né città, ne villaggio, un paio di decine di migliaia di abitanti, vicino ad una grande città, terra di pendolari del terziario avanzato e di agricoltura. Vengo da un paesone che ad un certo punto della sua trimillenaria esistenza non c'era più. Sparito in mezz'ora, assieme a troppi abitanti, in uno di quei momenti in cui ci si trova storicamente nel posto sbagliato al momento sbagliato.  

Quel paesone lo hanno ricostruito, in quel periodo che ci si ostina ad osannare come quello del boom economico, e va anche detto che tutto sommato è ritornato alla luce in maniera abbastanza sensata, a differenza di tanti altri. Chi lo ha ricostruito? Gente del posto, di solito costituita in un terzetto: l'ingegnere, il capomastro e lui, il mitologico direttore di banca. Quello che aveva autonomia assoluta su quanto, a chi e come prestare il denaro. Il direttore della banca locale, quella "del territorio", con cui magari si è andati alle elementari assieme. 

Gli anni sono però passati e dai rampanti anni ottanta le banche del territorio si sono o trasferite o sono state inglobate in grossi gruppi, e il direttore tanto carino si è trovato con molta meno autonomia già alla fine degli anni novanta (la vicinanza con la grande città ci ha messo del suo...). In alcuni paesi vicini no, bastava allontanarsi da grandecittà e le banche rimanevano piccole e del territorio, col direttore e i funzionari del posto, tanto amici, tanto gentili, che aiutavano gli ingegneri, i capomastri e gli artigiani locali con il vezzo dell'industriale in erba.

Ed in tanti paesi è stato così fino a ieri, nord, centro e sud, nei piccoli distretti industriali del tessile, del jeans, delle scarpe e degli occhiali, delle case da tirar su per i figli e per sé stessi e se i soldi non bastavano per il capannone o per il patio nessun problema, c'erano il direttore tanto amico e il funzionario tanto gentile. Che poi qualche direttore ti ricevesse la sera, in orario di chiusura, per presentarti ad un suo amico che poteva darti il credito che cercavi e per cui non avevi nessuna garanzia, bhé, poteva capitare, e se il tasso d'interesse non era proprio vantaggiosissimo bisognava pur accettarlo. Oppure ancora meglio, perché non comperare un pezzetto della banca? Piccolo o grande, non contava, tanto i soldi te li prestavano anche per quello, un doppio affare: mutuo agevolato per quello che serviva, prestito agevolatissimo per comperare il pezzetto di banca ed affermare che la banca del territorio, quella che dava prestigio al paese, era anche un po'tua. E l'economia andava, andava, cresceva, cresceva, e se agli inizi degli anni duemila frenava un po' per la concorrenza, c'era sempre l'Euro a cui dare colpa, e ben presto tanto tutto si sarebbe aggiustato. In America c'era la crisi dei mutui subprime? Cosa importava? La banca grande aveva iniziato a rafforzare il suo patrimonio chiedendo i rientri ai debitori più in bilico? Nessun problema, la banca locale aveva le braccia ben aperte ad accoglierli, a vendere loro un pezzetto e a prestare altro denaro. L'azienda non va più? Servono liquidi? Non c'è problema, hai tanti pezzetti di banca, sei uno di quelli che siede al tavolo dei grandi e che decide a chi dare e a chi non dare linee di credito, vuoi che non te ne accordiamo una favorevolissima, anche se la tua ditta fallirà di lì ad una settimana? E se la banca del territorio del paese vicino si sta comportando come una banca grande ed ha ripulito il portafoglio cosa importa? Lo sappiamo che quelli lì hanno la puzza sotto il naso e si credono importanti. Venite qui, vi daremo una mano, vi chiamiamo a casa, cosa ci fate con quel conto corrente che non rende nulla? Abbiamo un prodotto nuovo, un pezzetto di banca, avete visto come diventerete importanti? Tutti i fogli da visionare? Non ti preoccupare, roba burocratica, vedi le crocette, basta una firmetta, non ti preoccupare, andavamo alle elementari assieme, ti ricordi? E'bello il tuo capannone, quanti operai?


Nord, centro e sud. 

Fin quando ci si è resi conto che i pezzetti di banca, quelli che rendevano il 5% quando gli investimenti davano sì e no il 2% e che aumentavano il valore di anno in anno, in realtà erano basati su crediti oramai inesigibili e che il direttore tanto amico e il funzionario tanto gentile erano stati spinti a vendere carta straccia basata su aziende in fallimento o immobili invendibili.

Nord, centro e sud. Siamo solo all'inizio. 

- Nessuno è tuo amico quando si tratta di gestire i tuoi soldi
- Non si punta mai su un solo cavallo quando si investe
- Se sembra troppo bello per essere vero, è veramente troppo bello per essere vero

Siamo solo all'inizio