lunedì 9 marzo 2015

Lunedì Film: Carlo Vanzina, Vacanze di Natale

Natale 1983: la piccola Economa passeggia dalle parti del Brancaccio assieme ad una ciurma di altrettanto piccoli parenti. Tornato nel luogo della riunione familiare, il gruppuscolo ha qualcosa da raccontare: nel cinema teatro c'era "uno famoso". Il capello cotonatissimo anni ottanta intravisto dalla strada era quello di un giovane Christian De Sica; l'attore racconterà spesso che in quei giorni stava facendo con ansia il tour dei botteghini di Roma per verificare gli incassi del suo film appena uscito.


Vacanze di Natale



Lo so, è uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva farlo. Oggi recensiremo il padre di tutti i cinepanettoni, verrò espulsa dal Lunedì film di IoMe e forse anche dalla blogosfera, ma è un fardello che portavo da troppo tempo ed ho deciso che il momento è giunto.

Partiamo dall'anno: nel 1983 in Italia gli anni Ottanta non erano propriamente iniziati, almeno non come ce li ricordiano oggi. Il 1980 era stato l'anno del riflusso, nel 1982 avevamo vinto i mondiali ed avevamo liberato Dozier, ma ancora il decennio di piombo aleggiava tra noi, tanto che mentre in Gran Bretagna i ragazzi del Blitz avevano cancellato il punk con l'ondata New Wave e New Romantic, qui nel 1982 c'era stato un forte revival degli anni sessanta, visti come un periodo di dorata innocenza, ed un successo inaspettato per il film Sapore di Mare di Carlo Vanzina. Figlio del grandissimo Steno, in coppia con il fratello Enrico Carlo Vanzina aveva girato una manciata di film, soprattutto con comici televisivi (torneremo sull'argomento) lanciando tra gli altri Abatantuono nella sua prima fase. Il produttore De Laurentiis, stupito dal successo del film balneare, affida ai Vanzina l'incarico di girare una nuova pellicola dall'impianto simile, ma ambientata sulle piste da sci; i due, che come molti della buona borghesia romana frequentavano Cortina d'Ampezzo, non se lo fanno ripetere due volte avendo già pronta la location (curiosità: Carlo Vanzina tra il 1982 e il 1983 girò sei dicasi sei film). 

La location quindi c'era: Cortina agli inizi degli anni ottanta era ancora ben frequentata, gli impianti sciistici del 1956 ritenuti ancora accettabili, con un'aura di esclusivo. Due anni prima ci era passato persino James Bond (For your eyes only)! Anche il canovaccio di storia già c'era, basato sul mix di incontri-scontri di caratteri, strati sociali e provenienze geografiche utilizzato in Sapore di Mare.

E gli attori?

Avevamo accennato ai comici televisivi: alla fine degli anni settanta la Rai produsse una serie di spettacoli innovativi, a cui parteciparono anche giovani provenienti dai teatrini di tutta Italia. Uno fu Non Stop, con regia di Enzo Trapani e casting di Giancarlo Magalli, da cui emersero tra gli altri tali Carlo Verdone, Zuzzurro e Gaspare,  La Smorfia (Arena-De Caro-Troisi in rigoroso ordine alfabetico, scelta che porterò avanti anche per gli altri ensemble), I Giancattivi (Benvenuti-Cenci- Nuti) ed un gruppo veronese proveniente dal Derby di Milano: I Gatti di Vicolo Miracoli. I Gatti avevano passato varie formazioni e varie traversie televisive (erano attivi da quasi dieci anni) quando, finalmente, fanno il salto. Dal 1978 al 1981 ottengono numerose scritture televisive e girano due film (Arrivano i Gatti e Una vacanza bestiale) diretti indovinate da chi? Bravi, da Carlo Vanzina. Purtroppo le due pellicole non ebbero molto seguito e i Gatti stavano passando un periodo di stasi quando Vanzina decise di scritturare solamente uno dei membri per il successivo "I fichissimi": Jerry Calà, qui assieme ad Abatantuono, riscuote un successo assolutamente imprevedibile e i produttori iniziano a puntare su di lui come promessa comica degli anni ottanta. Calà lascia i Gatti (che continueranno per qualche anno in formazione a tre Oppini-Salerno-Smaila) e Vanzina lo scrittura anche per Sapore di Mare. E Vacanze di Natale. 

Abbiamo sfiorato l'argomento Non Stop e Carlo Verdone: Verdone prenderà il volo ben presto con "Un sacco bello" e nei suoi film successivi scritturerà in piccole parti suo cognato, Christian De Sica, fino a quel momento in balìa di ruoli televisivi di attor giovine (Bambole, non c'è una lira per la regia di Antonello Falqui) e cinematografici di non grande peso. De Sica si scopre comico, e Vanzina lo testa in Sapore di Mare come rampollo di buona famiglia svampito ed elegante. Giusto giusto quello che serviva per il giovane Roberto Covelli di Vacanze di Natale.

Una scommessa fu invece Claudio Amendola: l'unica sua parte di rilievo era stata in uno sceneggiato drammatico del 1982 (Storie d'amore e d'amicizia), ma quella faccia da giovane simpatico (e molto romanista, perché non dimentichiamo che nel 1983 la Roma aveva vinto lo scudetto) era adatta a Mario, il figlio del "Macellaro di Viale Marconi" (Mario Brega, sempre immenso). 

Una piccola disgressione: nel periodo della Riforma Rai furono lanciati anche Roberto Benigni (L'Altra Domenica di Renzo Arbore) e Beppe Grillo (Luna park, grazie allo scouting di Pippo Baudo). 

Giusto per.

Vi ho detto che gli anni ottanta in Italia non erano ancora propriamente incominciati: lo stereotipo del milanese è infatti quello dell'industrialotto arricchito di mezza età (Milan l'è un gran Milan), e non del giovane rampante operatore di borsa accompagnato dalla modella (Milano da bere). Guido Nicheli che ti entra in pelliccia al Cristallo di Cortina ("Ah ah... Ivana, fai ballare l'occhio sul tick! Via della Spiga, Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi... Alboreto is nothing!!") accompagnato da Stefania Sandrelli (sempre bellissima e che nello stesso anno avrà un incredibile rilancio con "La Chiave" di Tinto Brass) è in fondo lo specchio di un tempo che va svanendo.

Sarà Yuppies del 1986 a celebrare il fenomeno del rampantismo, con un cast arricchitosi di due comici. Ezio Greggio è nel pieno boom del Drive In in cui erano confluiti i comici di "La Sberla", programma Rai del 1978 per la regia di Giancarlo Nicotra. Massimo Boldi dopo la gavetta del Derby e di Antenna3 (come spalla di Teocoli) era approdato in RAI con "A tutto gag" di Romolo Siena e stava, a quaranta anni, assaporando il sucesso. 


Torniamo a Bomba, il film praticamente è fatto: la trama è esile (corna e bicorna, per farla breve), le situazioni prevedibili (a parte il colpo di scena sulla sessualità di Roberto Covelli), ma la pellicola funziona.

De Sica racconterà in seguito che su quel film si è giocato la carriera (accennando anche a problemi economici dovuti alla disastrata situazione lasciata dalla morte del padre) e che la scommessa aveva funzionato: era nato il cinepanettone, che ci portiamo ancora avanti oggi dopo trentadue anni. 

Enrico Vanzina in una splendida intervista racconterà cosa è cambiato dopo tre decenni per i romani che frequentavano Cortina.

Jerry Calà uscirà alla fine degli anni ottanta dal "giro" delle commedie, sostituito dai Vanzina e poi da Neri Parenti con Massimo Boldi.

E'iniziato un piccolo mito.

Per l'attimo del chissenefrega due note linguistiche: per essere un capomastro di Frascati, l'avvocato Covelli parla un dialetto romanesco fantastico. Sul serio. Più o meno come il dialetto trentino che parlano i cortinesi.


buzzoole code

16 commenti:

  1. ma questo non è un lunedìfilm, è una panoramica sulla comicità dei primissimi anni '80! chapeau.

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    1. Eh, ho iniziato a documentarmi per scrivere e mi sono un po'fatta prendere la mano....

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  2. Immensa. Economa sei immensa.

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    1. Immenso è solo il mio deretano, e non in maniera metaforica.

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  3. splendido. concordo con iome (a cui aggiungo: questo post in pratica era quello che intendevo nel breve commento al tuo vanzina).

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    1. Vogliamo parlare di Riccardo Garrone? Ne vogliamo parlare?

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  4. Cara, mi dispiace deluderti, ma gli anni Ottanta là dove avranno il loro mito fondativo, cioè a Milano, erano iniziati eccome: Burghy di piazza San Babila era aperto da due anni e i ragazzetti pre-adolescenti già da un anno se andavano in giro da soli ricevevano dai loro genitori la raccomandazione di smutandarsi allegramente e lasciare ogni vestito a chi lo chiedesse, se per caso incontravano il coltello dei paninari. Del resto, se nel 1986 già si potevano cristalizzare in una opera di costume, significa che il fenomeno socialmente era riconoscibile (se no non avrebbe fatto ridere) e dunque diffuso. Ma la sottovalutazione di quell'abominio milanese da parte del resto di Italia, Roma inclusa, fu del resto prodromo di tanti danni che paghiamo anche ora.

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    1. A Milano sì, ma nel resto d'Italia gli anni ottanta nel dicembre 1983 ancora non erano sbocciati (o esplosi, a seconda dei punti di vista). I punti fermi c'erano tutti: il Burghy, Drive In (4 ottobre 1983), Deejay Television (giugno 1983 come settimanale), il rampantismo (B che sposta su Milano grandi centri di produzione televisiva e pubblicitaria), ma non avevano ancora trovato un'espressione unitaria. Musicalmente, ad esempio, l'Italia ancora non aveva abbracciato la seconda British Invasion (quella di Culture Club, Spandau Ballet, Duran Duran e, in altri termini, U2), che arriverà a fine 1984 per consacrarsi con il Sanremo del 1985. La cristallizzazione dell'idea del rampante nel 1986 dimostra come l'Italia fosse indietro di un paio d'anni sugli USA (e sul Regno Unito); il termine yuppie appare già nel biennio 1980-1981, ma è il 1984 ad essere celebrato come Anno dello Yuppie dal Newsweek. Ad esempio qui De Sica ha i soldi come figlio di un ricco, mentre in "Yuppies" è lui ad essere fonte di reddito: il boom della borsa verrà recepito dalla media borghesia con la nascita dei primi fondi d'investimento italiani, nel 1983, ma il promotore finaziario diverrà una figura comune almeno tre anni più tardi. E'un discorso profondamente interessante.

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  5. Ho seguito il link curiosa. E sono stata ripagata. :)

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    1. Uno dei film più assurdi della cinematografia italiana.

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  6. nemmeno questo ho visto...ma dove ho vissuto...

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  7. Non ho visto nessuno dei film dei Vanzina, devo ammettere per snobismo assoluto. Ho molti difetti. Non ho anche mai messo piede a Cortina, del resto. A parte questo mi ricordo una intervista di Christian De Sica rilasciata alla Bignardi (che in quanto a snobismo subissa tutti) che alla domanda "ma chi te lo ha fatto fare di girare questo genere di film?" ha candidamente e giustamente risposto: i soldi. E ha raccontato la vita che faceva fare alla sua famiglia il padre. Vittorio.

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    1. Quello che quando era bambino lo portava in giro per Montecarlo e gli diceva: "Li vedi questi bei giardinetti? Li hanno costruiti con i soldi di papà"?
      A Cortina ci passo ogni tanto per forza di cose, ma sono tre anni che non mi ci fermo.

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