venerdì 11 luglio 2014

Oggi come d'accordo ho recato alla matura (cit.)

"Porco Giuda"

Mancano circa 16 ore al momento catartico e sento queste testuali parole all'altro capo della cornetta, e non è bello. Non è bello perché ad esclamarle è il maggior esperto della malattiasconosciutaaipiù di cui mi fregio. Il suo disappunto fu espresso come risposta all'affermazione "Ma io domani ho gli scritti della maturità"; non aveva tutti i torti, ma andiamo con ordine. 

Cinque mesi prima, reparto di chirurgia toracica a 150 chilometri dal natìo borgo selvaggio di nascita e residenza. "Così può ripetere l'anno senza essere bocciata! Siamo a gennaio e può ancora ritirarsi". Ora, o i luminari sono fatti con lo stampino, o sono io ad essere strana, perché se anche il primario che mi ha letteralmente salvato la vita (persona professionalmente con i controfiocchi e di un'educazione squisita) aveva questa ferrea convinzione che io non potessi affrontare il secondo quadrimestre e gli esami, forse un fondo di ragione poteva avercela. 

A suo sostegno, va detto che in quel momento io ero a letto, con la flebo, i drenaggi ed un curioso cigolio-scricchiolio proveniente dalla cassa toracica; ora, va bene che conosco persone che per aver subìto il mio intervento hanno ottenuto la pensione di inabilità, ma, insomma, non avevano mica diciottoanniquasidiciannove!

Quindi capite che nella mia mente malata, ho pensato "Col kaiser che perdo l'anno"; al primario, poverino, ho risposto qualcosa di sicuramente più decente, ma altrettanto perentorio. E che vuoi che sia il blocco polmonare di tre giorni prima....

E'che se tu di sabato sei lì ad assistere alla spiegazione su Lamartine, seppellendo quegli strani sintomi ed archiviandoli come "nervoso da maturità", perché così i medici ti avevano garantito, e il lunedì invece di affrontare il compito di latino sei in affannosa ricerca di un reparto di chirurgia toracica di quelli seri, bhé, devi attutire un bel colpo. 

40 giorni; record europeo. 40 giorni e torno in classe; non mi consentono di fare qualche tempo da uditrice, devo rientrare a pieno ritmo. Per fortuna i motivi giustificati di salute (eh la faccia) sono tra quelli che permettono il proseguimento dell'anno anche se non si possiedono i doppi voti in tutte le materie. Ho gli occhiali da sole in classe, il cortisone mi ha peggiorato la fotofobia, e dolori ovunque. Non posso temperare le matite ed ho tante, troppe pagine da recuperare. I compagni vengono a darmi lezione, io ci metto del mio. Ce la posso fare. Recupero. Niente sega dei cento giorni e ne approfitto per studiare.

1 maggio; muore Ayrton Senna. Becco l'influenza. Tornano i sintomi. Disfagica, disartrica, senza movimenti fini delle mani. Ci passerò otto mesi, così, ma allora non lo sapevo; mi era bastato il mese di "prima", con la voce che non veniva durante le interrogazioni e il cibo lasciato lì sul piatto per la semplice ragione che non riuscivo a deglutire e l'acqua andava su per il naso invece che scendere placidamente per quel caspita di esofago atonico. 

La 104 era uscita a febbraio, ma ancora non avevano composto le commissioni nelle ASL. Sarei rimasta fregata lo stesso, non avrei ottenuto l'articolo 16, perché non esisteva la legge 80 per gli oncologici e allora le convocazioni dopo la domanda erano molto lente. 

Non riesco più a studiare. 

Arriva il DDay.

Ora, dovete sapere che la mia sezione era detta la sezione Wimbledon. Unica sezione di francese nel liceo, aveva i professori più tosti e preparati nell'istituto e un tasso di bocciatura ad eliminazione diretta. Arrivava alla maturità circa il 50% degli iscritti al primo anno; il restante era stato gioiosamente segato tra il primo ed il secondo anno con pagelle utili a compilare le schedine del totocalcio. 

Il commissario interno mi chiede:"Che faccio, glielo dico?". Le rispondo "Noteranno le assenze, ma minimizzi per gli scritti. Vediamo per gli orali come andrà". No, perché io avevo chiesto di fare quattro prove scritte, ma come vi ho spiegato non essendoci la 104 mi sono attaccata al Tram 19 con fermata Museo Etrusco di Villa Giulia. 

Scritto di Italiano: tragedia. Non per me, che ho svicolato sul tema storico racimolando un 7 1/2 - 8 senza infamia e senza lode. Tragedia per chi portava italiano e si è trovato un tema sul problema della lingua in Manzoni. Fioccarono i 4. Per di più, una mia compagna si auto sorteggia come prima interrogata.

Giorno dopo, scritto di Matematica: uno dei temi ha un dato palesemente sbagliato. Gioco di sguardi e lo segnaliamo al commissario esterno, che ci consiglia di scrivere il nostro parere sul compito e di continuarlo con il dato giusto per noi. 
Due esercizi e mezzo su tre esatti, e avanti così.

Chiama il commissario interno "Gli scritti sono andati benissimo praticamente a tutti, che faccio?" "Prof, rimaniamo sul vago, ce la giochiamo pulita". Ottenne, però, che venissi interrogata come prima del lunedì invece che come ultima del sabato, adducendo spiegazioni plausibili.

Vedo i miei colleghi: uno si gioca il 60 perché il presidente di commissione, prof integerrimo e professionalmente ineccepibile, gli fa una domanda a trabocchetto che lo manda in palla. Sapemmo poi che "scremava" i papabili in questo modo. 

Arriva lunedì. Entro, dietro di me ci sono solo i miei genitori; si inizia da francese. Romanzo naturalista. Parto con i "Rougon Maquart" come ai bei tempi, ma dura un attimo. Eccola, bastarda di una disfonia. Iniziano i movimenti non controllati. Blocco le mani sotto le gambe, e continuo, continuo, continuo. Con la cadenza della paralisi flaccida, ma con una proprietà di linguaggio limpida. Alla fine mi bloccano. "Bene, bene, no, no, basta così, preparatissima. Passiamo ad italiano". 

E tu sei lì, con il vestito blu a fiorellini bianchi di Max Mara che l'anno scorso ti stava bene e invece ora inizia a cedere sotto quella maledetta ritenzione idrica da cortisone che ti farà passare da 46 chili (uscita dall'ospedale) a 77 (taglia 48, grazie) in dieci mesi, che deglutisci per quanto possibile. 

"No, ma la candidata porta fisica, non italiano",  il membro interno interviene stupita. "Scusi, è che era così preparata nel confronto naturalisti - veristi che pensavamo portasse italiano. Bene, mi chiuda questo circuito".

Il mio prof di matematica e fisica al liceo ci aveva preparati a tutto. Nel senso, ci aveva preparati all'esame di Fisica 1 a ingegneria e avevamo svolto tutti i temi di maturità presenti, passati e futuri di matematica. "Chiudi un circuito" per noi corrispondeva ad "Aprite il libro". Chiudo il circuito, due domande di teoria, e vedo il presidente di commissione alzarsi ed andare verso la porta. Cammina. E'quasi arrivato. Si gira: "Signorina, si pronuncia mass media o mass midia?" Ed io, con l'aria saputella "Mass media, è latino" (ora, non apriamo la discussione, nhé). "Brava, un punto in più" (le sue altre domande celebri di quell'anno furono "Mi spieghi il fulmine" e "Quanti sono circa gli articoli della Costituzione italiana"). Esce dalla porta. Esame concluso.

Un'ora e un quarto di disfonia allo stato puro. Mi giro e dietro di me ci sono una quarantina di persone di cui non mi ero accorta fino a quel momento. Esco. E'andata. Dopo nemmeno trenta secondi si affaccia il membro interno con un sorriso da orecchia ad orecchia, ma non avevo ben capito il perché. 
 
Come è finita? Diciamo solo che se avessi cannato il trabocchetto sulla pronuncia il 59 non lo avrei digerito tanto.

I wasn't lucky. I deserved it.

Margaret Thatcher

PS post scritto per colpa di LaNoisette






3 commenti:

  1. beh, più che meritato di certo!

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  2. Ci sarebbe parecchio da dire, su quella pronuncia, dal momento che a) il termine arriva all'italiano dall'inglese; b) è un'espressione invariabile nella quale "mass" è latino quanto Romolo Augustolo. E infatti la Crusca, pur accettandole entrambe, suggerisce (ovviamente) di privilegiare l'inglese. Altro discorso sarebbe da fare per media senza mass, altrettanto ovviamente, ma dubito che la finezza, a questo punto, fosse presente alla consapevolezza di un presidente che sarà stato anche integerrimo, ma era tanto ignorante quanto tronfio, almeno a giudicare dallo spaccato che ne dai.

    La storia finisce bene, per fortuna, and deserved, senza scomodare Margaret Thatcher.

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  3. Meglio venti esami universitari tutti lo stesso giorno della maturità! Mamma che ansia... non ho dormito dal primo scritto in poi... e agli orali, credevo di restarci secca! Tra chi avrei voluto al mio fianco ed invece non c'era, chi c'era ed avrei gradito fosse ovunque tranne che lì, la mia solita ansia a parlare in pubblico, la tremenda sensazione di non aver ripassato qualche riga del libro....
    Fortuna che poi è andata bene, a 3 cifre. Peccato per il punto che mi è stato tolto nella prova di italiano, sennò arrivava pure la lode. Ma che faticaccia!!!!

    http://langolodellacasalinga.blogspot.it/

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