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domenica 23 ottobre 2016

Le aste immobiliari in Italia

Circa un annetto fa Mattia Butta ha raccontato di come in Repubblica Ceca si possa acquistare un immobile in un'asta giudiziaria con un meccanismo che ricorda ebay. 

Vi posso assicurare che in Italia non è così: la situazione di partenza può essere la stessa, ma l'esecuzione è totalmente differente.

Contemporaneamente al post di Mattia, infatti, e poco dopo l'acquisto della magione, il dinamico due è venuto a sapere che a breve sarebbe andato all'asta un terreno confinante, quindi ha ben pensato di buttarsi nell'impresa. Da bravi burocrati (ottimisticamente) o da bravi ingenui (ecco, qui ci siamo) pensavamo che sarebbe stato sì un po'complesso, ma tutto sommato non molto difficile.

Polli.

Metto subito le cose in chiaro: non abbiamo avuto problemi dovuti ad influenze terze (come può purtroppo capitare in località dove gli immobili sono molto appetibili) e tutte le persone con cui ci siamo confrontati sono state iper professionali, gentilissime e corrette. 

E'che è proprio il meccanismo ad essere complesso.

Come comincia l'avventura del Signor Bonaventura? Con la pubblicazione dell'annuncio nel sito delle Aste Immobiliari, dove si trovano i dati salienti sul bene che andrà in asta (perizia di stima e avviso di vendita).

A questo punto, se si è interessati alla visione, si prenota un appuntamento per "toccare con mano" il bene. ATTENZIONE: si può essere assititi da un professionista di fiducia al momento della visita, ma non si può fotografare nulla. 

Se si è ancora interessati dopo aver visto di persona il rudere, si ha un tempo ben definito per presentare la domanda in carta da bollo per partecipare all'asta, con una procedura dalla complessità simile a quella della costruzione di uno Space Shuttle. Pertanto molte persone si fanno aiutare da un avvocato.

Si scarica il fac simile di domanda, lo si riempie con i dati anagrafici dell'offerente (che deve essere una persona, quindi nel nostro caso la sottoscritta, mentre il Radioamatore aveva il ruolo di motivatore e coach), del prezzo che si offre (c'è una base d'asta che può essere ribassata del 25%), del tempo in cui si vuole perfezionare il pagamento, si stampa, si firma, si appone la comoda ed obbligatoria marca da bollo da 16 euro e si controlla il risultato. Al tutto, si allega una copia in corso di validità del documento e del CF dell'offerente, un simpatico assegno circolare di cauzione del valore di un decimo dell'importo offerto, si chiude il tutto in una busta e si porta alla cancelleria del Tribunale nei termini previsti dal bando.
 
Qui il solerte cancelliere registra su un magnifico librone con le cedoline da staccare la proposta (trascrivendo i dati dell'esecuzione o pignoramento per il quale si offre), protocolla e timbra praticamente ogni cosa in suo possesso in quel momento e regala la ricevuta (in caso si partecipi all'asta e si perda, la ricevuta va riconsegnata per tornare in possesso dell'assegno di cauzione).

In teoria in caso di unico offerente la storia finisce più o meno qui: il giorno dell'asta ci si presenta in tribunale all'ora convenuta, il delegato del Giudice verifica l'unicità dell'offerta e la correttezza dell'incartamento e il bene viene aggiudicato al prezzo che risulta nella documentazione. 

Nel nostro caso poteva andare così liscia? Certo che no: dopo tre aste deserte, ci siamo trovati con altri due offerenti a concorrere.

Ve la faccio breve: il triello de "Il buono, il brutto, il cattivo" in confronto è un girotondo all'asilo. Il prezzo si è alzato subito ben oltre il limite che ci eravamo posti ma, fatte le debite considerazioni, siamo andati avanti. Ad ogni offerta il delegato del giudice fa partire un timer che dà agli altri concorrenti un minuto per ribattere (ah, la vecchia e cara candela di una volta...). 

Se le vostre coronarie reggono, se il vostro budget vi permette di essere l'offerente migliore, se, insomma, come è successo per noi, risultate vincitori dell'asta, dovrete versare il saldo prezzo e le spese nel termine riportato nel bando o in quello da voi segnalato nell'offerta, con bonifico bancario o assegno circolare.

Tempo due/tre mesi (nel migliore dei casi) e vi verrà trasmesso l'atto di trasferimento. A quel punto vi consegneranno anche le chiavi.

Il procedimento è durato sette mesi. 

Il nostri sistemi nervosi ringraziano.
 
 




domenica 6 marzo 2016

..... Ma quanto mi costi?

Abbiamo iniziato a parlare del delicatissimo momento in cui la follia prende il sopravvento nella vita delle persone e si decide di acquistare un immobile.

In questo post parleremo di un problema cruciale a cui è appesa di solito tutta la faccenda: i soldi. 

Dovete mettervi lì, con carta, penna, buste paga ed estratti conto vari, e fare un quadro completo, reale e affidabile delle vostre finanze (quanto disinvestire, quanto tenere come fondo d'emergenza, eccetera)

Ora avrete una somma: togliete il 20% e fate finta che non esista (fidatevi, ci torneremo dopo).

Di quello che è rimasto, un 25% accantonatelo per mobili, elettrodomestici e varie. 

Ora avrete, con una buona approssimazione, la cifra base per l'acquisto di casa. A questo punto avete due scelte: fermarvi lì o andare a fare shopping bancario per il mutuo. Attualmente alcune banche fanno un tipo di offerta interessante: una proposta di mutuo valida per sei mesi che vi fornisce già una base affidabile per un budget sensato.

Attualmente un terzo delle trattative serie di compravendita immobiliare si interrompono bruscamente quando i possibili acquirenti si rendono conto che la cifra presa in considerazione per un ipotetico mutuo in realtà non viene concessa dalla banca per mancanza di requisiti. Quindi prevenire è meglio che curare. 

Ora potete partire con la ricerca e verificare cosa si trova con il vostro budget nella zona di vostro interesse.

domenica 21 febbraio 2016

Per piccina che tu sia...

Sarete sull'orlo di una crisi di nervi più e più volte.
Penserete di non farcela.
Vi troverete sedute/i, con lo sguardo nel vuoto, dopo aver fatto un po'di conti.
Cercherete imbianchini, idraulici, piastrellisti e fabbri con lo stesso spirito di un cosmonauta che si appresta ad affrontare lo spazio.

Però alla fine sarete felici come una Pasqua.

Dopo un mese e mezzo nella nuova casa il dinamico duo si sta un po'rilassando. Gli impegni ci sono e ce ne saranno ancora, ma il grosso è fatto e il resto può essere affrontato dall'interno della magione.

Quali consigli si possono dare a persone che devono acquistare un immobile o semplicemente traslocare? Tanti, forse troppi. Dal basso della mia recente esperienza posso dare una mano anche io e condividere qualche consiglio che per noi è stato valido.

Il primo consiglio è: non fate perdere tempo alla gente. E'vero che ora c'è un surplus di case sul mercato, ma trasformare il sabato nel "giro delle case che non ci possiamo permettere e non vogliamo acquistare" è segno di scarso rispetto verso venditori ed intermediari.

Quindi partite con due certezze: quello di cui avete bisogno e quanto potete spendere (con mutuo e senza mutuo).

Decidete zona, vani, accessori (ascensore, posto auto, vicinanza al lavoro e ai servizi). Fatto questo, saprete già più o meno dove e come orientarvi. 

A questo punto le dolenti note: carta, penna, estratto conto e via con il budget (argomento che affronteremo nella prossima puntata). 

domenica 13 dicembre 2015

Economics for dummies: corollario bis

Io non sono in grado di investire in autonomia tutto il mio ABBONDANTE (ah, ah, ah) patrimonio, quindi devo per forza di cose appoggiarmi ad una banca o ad un promotore per piazzare parte dei miei dobloni e marenghi, quelli che metto da parte per la vecchiaia.

Io non sono in grado di investire da sola perché non ne ho la capacità professionale, però seguo tre regole che mi hanno inculcato sin da piccola:

- Nessuno è tuo amico quando si tratta di gestire i tuoi soldi
- Non si punta mai su un solo cavallo quando si investe
- Se sembra troppo bello per essere vero, è veramente troppo bello per essere vero

Io vengo da un paesone: né città, ne villaggio, un paio di decine di migliaia di abitanti, vicino ad una grande città, terra di pendolari del terziario avanzato e di agricoltura. Vengo da un paesone che ad un certo punto della sua trimillenaria esistenza non c'era più. Sparito in mezz'ora, assieme a troppi abitanti, in uno di quei momenti in cui ci si trova storicamente nel posto sbagliato al momento sbagliato.  

Quel paesone lo hanno ricostruito, in quel periodo che ci si ostina ad osannare come quello del boom economico, e va anche detto che tutto sommato è ritornato alla luce in maniera abbastanza sensata, a differenza di tanti altri. Chi lo ha ricostruito? Gente del posto, di solito costituita in un terzetto: l'ingegnere, il capomastro e lui, il mitologico direttore di banca. Quello che aveva autonomia assoluta su quanto, a chi e come prestare il denaro. Il direttore della banca locale, quella "del territorio", con cui magari si è andati alle elementari assieme. 

Gli anni sono però passati e dai rampanti anni ottanta le banche del territorio si sono o trasferite o sono state inglobate in grossi gruppi, e il direttore tanto carino si è trovato con molta meno autonomia già alla fine degli anni novanta (la vicinanza con la grande città ci ha messo del suo...). In alcuni paesi vicini no, bastava allontanarsi da grandecittà e le banche rimanevano piccole e del territorio, col direttore e i funzionari del posto, tanto amici, tanto gentili, che aiutavano gli ingegneri, i capomastri e gli artigiani locali con il vezzo dell'industriale in erba.

Ed in tanti paesi è stato così fino a ieri, nord, centro e sud, nei piccoli distretti industriali del tessile, del jeans, delle scarpe e degli occhiali, delle case da tirar su per i figli e per sé stessi e se i soldi non bastavano per il capannone o per il patio nessun problema, c'erano il direttore tanto amico e il funzionario tanto gentile. Che poi qualche direttore ti ricevesse la sera, in orario di chiusura, per presentarti ad un suo amico che poteva darti il credito che cercavi e per cui non avevi nessuna garanzia, bhé, poteva capitare, e se il tasso d'interesse non era proprio vantaggiosissimo bisognava pur accettarlo. Oppure ancora meglio, perché non comperare un pezzetto della banca? Piccolo o grande, non contava, tanto i soldi te li prestavano anche per quello, un doppio affare: mutuo agevolato per quello che serviva, prestito agevolatissimo per comperare il pezzetto di banca ed affermare che la banca del territorio, quella che dava prestigio al paese, era anche un po'tua. E l'economia andava, andava, cresceva, cresceva, e se agli inizi degli anni duemila frenava un po' per la concorrenza, c'era sempre l'Euro a cui dare colpa, e ben presto tanto tutto si sarebbe aggiustato. In America c'era la crisi dei mutui subprime? Cosa importava? La banca grande aveva iniziato a rafforzare il suo patrimonio chiedendo i rientri ai debitori più in bilico? Nessun problema, la banca locale aveva le braccia ben aperte ad accoglierli, a vendere loro un pezzetto e a prestare altro denaro. L'azienda non va più? Servono liquidi? Non c'è problema, hai tanti pezzetti di banca, sei uno di quelli che siede al tavolo dei grandi e che decide a chi dare e a chi non dare linee di credito, vuoi che non te ne accordiamo una favorevolissima, anche se la tua ditta fallirà di lì ad una settimana? E se la banca del territorio del paese vicino si sta comportando come una banca grande ed ha ripulito il portafoglio cosa importa? Lo sappiamo che quelli lì hanno la puzza sotto il naso e si credono importanti. Venite qui, vi daremo una mano, vi chiamiamo a casa, cosa ci fate con quel conto corrente che non rende nulla? Abbiamo un prodotto nuovo, un pezzetto di banca, avete visto come diventerete importanti? Tutti i fogli da visionare? Non ti preoccupare, roba burocratica, vedi le crocette, basta una firmetta, non ti preoccupare, andavamo alle elementari assieme, ti ricordi? E'bello il tuo capannone, quanti operai?


Nord, centro e sud. 

Fin quando ci si è resi conto che i pezzetti di banca, quelli che rendevano il 5% quando gli investimenti davano sì e no il 2% e che aumentavano il valore di anno in anno, in realtà erano basati su crediti oramai inesigibili e che il direttore tanto amico e il funzionario tanto gentile erano stati spinti a vendere carta straccia basata su aziende in fallimento o immobili invendibili.

Nord, centro e sud. Siamo solo all'inizio. 

- Nessuno è tuo amico quando si tratta di gestire i tuoi soldi
- Non si punta mai su un solo cavallo quando si investe
- Se sembra troppo bello per essere vero, è veramente troppo bello per essere vero

Siamo solo all'inizio

domenica 25 ottobre 2015

La morte della finanza personale? Sì e no

Cosa sta facendo il duo Economa&Radioamatore in questi giorni? L'impianto elettrico, sostanzialmente, ma anche scoperte fantasmagoriche tipo che il pavimento di casa non era in piastrelle, ma in cotto fiorentino. 

Il duo visiona, compara, studia, compra su internet con risparmi del 40%, compra in negozio quello che è meglio toccare con mano, e non vede l'ora che i lavori siano finiti per traslocare. Il fatto che siano in possesso virtuale della sola cucina potrebbe terrorizzare i più, ma non noi.


L'Economa inoltre non riesce a togliersi dal cervello il ritornello di Pressure off, e non è bello, perché non le succedeva dai tempi di White Lines (che ha anche il video stilisticamente simile), poi si è resa conto che sono passati venti anni ed ha avuto una crisi esistenziale. 

A parte questo, entriamo in argomento prima che il titolo rientri nella categoria "Picture is unrelated": qualche giorno fa, prima di crollare alle nove di sera, l'Economa ha letto un articolo, ripreso da Dagospia, ma originariamente su "Il venerdì di Repubblica". Il pezzo riguardava i guru della finanza personale statunitensi (di cui ho letto soprattutto i blog, in passato), spuntati come funghi durante i primi anni della crisi (triennio 2007/2010, in sostanza) e le cui tecniche pare che alla lunga distanza si siano rivelate fallimentari (poco scientifiche e troppo faticose, in sostanza).

Allora ho deciso che è giunto il tempo di ritornare sull'argomento finanza personale in maniera più frequente. Perché da quando ho iniziato il blog sono cambiate, economicamente e socialmente parlando, tante, troppe cose e quello che poteva sembrare un problema lontano si è avvicinato prepotentemente aggredendo un sistema, quello italico, ancorato ad un modello che si sta disgregando.

Avevo accennato a qualcosa qui, ma mi sono resa conto che dobbiamo ancora parlare.

E ora scusate, vado a contare i buoni Amazon presi con i sondaggi perché voglio fare qualche acquisto on line. Mica crederete che abbia rinunciato a concorsi e campagne varie, vero?

lunedì 9 aprile 2012

Sapete cosa sta andando via dall'Italia?

La piccola borghesia italiana ha sempre avuto una serie di investimenti classici, tra cui spiccano la casa o le case e.... l'oro.
Chi non ha ricevuto per il battesimo/comunione/cresima la catenina, il braccialetto, la sterlina (se si è particolarmente fortunati)? Della casa parleremo, ma oggi affronteremo l'argomento oro.
Come al solito, se n'era accorto due anni fa Mattia Butta a Madrid: la Spagna era già in crisi nera, e a Puerta del Sol Mattia ha contato ben 7 Compro oro. Ormai in tutte le città spuntano come funghi, ogni tanto la Guardia di Finanza ne fa chiudere qualcuno, ma altri rimangono.

Spinta da una video inchiesta del Corriere della Sera, ho iniziato a informarmi, sulla base di un'affermazione fatta da un signore durante l'intervista: nel 2011 l'Italia, pur non avendo miniere, è stato il maggior produttore di oro al mondo e in Italia ci sono 7500 tonnellate di oro in gioielli!

Con la crisi, ovviamente, molte persone hanno iniziato a vendere o impegnare l'oro per affrontare, magari, spese impreviste (sul pegno: a Roma il Monte di Pietà è un'istituzione e quasi tutti prima del boom economico in caso di necessità "battezzavano" l'oro al Monte).

Ma ci siamo chiesti che fine fa l'oro?

Una volta la risposta sarebbe stata semplice: le industrie orafe di Arezzo e Valenza Po assorbivano quasi tutto l'oro rifuso e questa ricchezza rimaneva in Italia, anzi, contribuiva ad un importante settore industriale.

Ora, invece, dalle più di
500 tonnellate d'oro lavorate ad Arezzo nel 1998 siamo scesi a 100, ma Arezzo e Valenza hanno ancora un ruolo importante come sedi di lavorazione e purificazione. In sostanza, le nostre catenine e i nostri bracciali vengono fusi, purificati dai metalli che ne costituiscono il 25% e diventano lucenti lingotti.

Che partono per la Svizzera. E dalla Svizzera vanno... in Germania, in Cina, in India, come oro fisico da investimento (ricordate, mai più del 5-10% del patrimonio in oro!). Sto parlando del regolare, eh, mica del nero (che con l'oro è sempre stato un bel po').

Ed un altra fetta della ricchezza italica prende il largo... avete altri aneddoti?

sabato 7 maggio 2011

Critica letteraria economa: Marco Liera, Finanza Personale

Voi sapete che in fondo in fondo l'Economa è come una bambina piccola, ma che invece di fare i capricci nei negozi di giocattoli (o nelle pasticcerie) punta i piedi in libreria. Qualsiasi tomo che riporti in copertina l'immagine di un porcellino salvadanaio richiama infatti la sua attenzione ed il desiderio di acquisto compulsivo diviene insostenibile.
Questa volta però il suo capriccio ha portato ad un ottimo risultato. Chiariamo subito il punto: Finanza Personale di Marco Liera è un libro edito da "Finanza e mercati" del Gruppo24Ore, e prevede un minimo di infarinatura di finanza per una lettura agevole.

Detto questo, è uno dei libri più concreti ed utili che si possano affrontare sull'argomento.
L'autore cura infatti la rubrica "La posta del risparmiatore" di Plus-Il Sole 24 Ore da più di otto anni, dove si trattano le varie ipotesi di risparmio a seconda dello status del richiedente.

Qual è il nocciolo del libro? In soldoni: l'Italia è andata avanti per tutto il secondo dopoguerra grazie ad un diffuso assistenzialismo statale che ha creato un debito pubblico oramai non più sostenibile. Gli aiuti statali scemeranno sempre di più, ed il risparmiatore dovrà gestire sempre più oculatamente le sue finanze se vorrà mantenere il suo standard di vita agevole a lungo. In sostanza, quello che l'Economa predica da un bel po'; ma come si collega il libro a questo blogghino? In sostanza, il libro affronta il passo successivo all'Economia Personale, cioè la pianificazione finanziaria familiare. Se mettiamo da parte i soldi, grazie a tutte le vaccatine da me consigliate, essi andranno investiti con uno o più scopi.
L'autore focalizza l'attenzione su 10 decisioni base (pensioni, casa eccetera...) con tanto di tabelle sulle spese fisse da affrontare.
Sono rimasta sconcertata sul capitolo relativo all'educazione dei figli, con la somma che si può spendere per un'educazione universitaria (dalla meno alla più costosa).
Il capitolo finale dà anche il consiglio preferito dell'Economa, cioé "Frugalità, Frugalità, Frugalità" (preso dal libro The Millionaire Next Door che ordinerò al più presto, tanto ne ho sentito ben parlare ovunque), ribadendo che negli USA molti milionari usano i buoni sconto al supermercato (ahemm.... allora non sono io ad essere l'unica...).
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Insomma, è un libro che vale assolutamente la pena di affrontare, perché fa aprire gli occhi sul nostro futuro.

mercoledì 1 settembre 2010

Conti, perché non sei solo un conto.....

Il titolo del post è preso da un vecchio slogan di una banca, poiché l'Economa ha avuto a che fare con le banche per un paio di giorni.

Spiegone: una persona le aveva chiesto un consiglio riguardante i conti deposito.

Per verificare le condizioni e le possibilità date da questo strumento il dinamico duo si è messo su internet per farsi mandare del materiale. Purtroppo ci sono stati intoppi dovuti al conto di base che la persona in questione aveva.

A questo punto abbiamo voluto vederci chiaro ed abbiamo verificato i costi ed i servizi offerti dal conto base: era caro e a parità di servizi scomodo, ed il titolare ha deciso di chiuderlo.

In un'oretta abbiamo predisposto l'apertura di un nuovo conto più economico e flessibile, e del conto deposito di cui sopra. Non avremo risparmiato milioni di euro, ma abbiamo fatto un puro discorso di concorrenza: i soldi al migliore!

Avete mai fatto una "manovra" del genere nel settore bancario?

venerdì 20 agosto 2010

Windfall. Cosa è successo di tanto notevole?

Sapete che l'hobby dell'Economa è partecipare a concorsi a premio.

Sapete anche che l'Economa ha vinto qualcosa.

Però non sapete tutta la storia, ed è giunta l'ora di raccontarvela. Pronti?

Ricordate la Follia dell'Economa? Durante quel fatale maggio la mia attività concorsistica per il 2010 ha iniziato a dare i suoi frutti: avevo vinto 400 euro (buoni acquisto) in un concorso. Dato che però non ci avevo messo ancora le zampe sopra, ovviamente non potevano entrare in alcun modo nel budget, ma sapevo che sarebbero prima o poi arrivati (pensavo a settembre). In realtà sono arrivati a luglio, assieme ad altri 200 che avevo vinto nel frattempo.

A luglio ho portato a casa altri 350 euro di premi, ed altri 600 fino ad adesso. Caspita. Fanno 1550 euro di premi, quasi tutti spendibili come danaro. Sono tanti, mannaggia la pupazza. Windfall, somma di denaro inaspettata.

Cosa ho deciso di fare con questa somma letteralmente caduta dal cielo?
Li spenderò. Tutti. Dal primo all'ultimo centesimo. Tuttituttituttissimi. Aggiornamento guardaroba, regali, viaggi, donazioni, Natale. Tutti.

Ok. Prima che chiamate la neurodeliri vi espongo la parte seconda del ragionamento.

I buoni hanno scadenza luglio 2011, quindi me li posso giocare a termine medio/lungo secondo la necessità. Non è che domani vado, entro in un negozio e ripeto la scena di Pretty Woman (abbiamo sognato tutti di farlo, ammettiamolo). Potrò togliermi parecchi sfizietti e completare cose necessarie: però vincolerò il corrispettivo della vincita in modo tale da renderlo "visibile".

Spiegone: non so ancora in che modo (pronti contro termine, buoni postali, bot...), ma bloccherò 1550 euro in qualche modo, per costruire con la mia windfall un fondo/pensione.

Che ne dite di questa idea? Aspetto suggerimenti.

sabato 25 aprile 2009

Investiamoooooooooooo!!!!

Finalmente, siamo arrivati al super post dei miei desideri. Fondamenti di investimento per micro risparmatori. Ho sempre parlato del barattolo dei risparmi, e è arrivato il momento di svuotarlo!

Ovviamente, lungi da me andare sul difficile, anche perché al giorno d'oggi non è aria, ma posso darvi qualche dritta dopo l'esperienza con i miei microrisparmi. Per quanto una cifra possa sembrare piccola, e l'inflazione bassa renda gli investimenti "sicuri" quasi a tasso zero, perché immobilizzare un capitale che, comunque, ci può rendere qualcosa?


Partiamo da due settori fondamentali: conti deposito (di solito on line) e risparmio postale. Li ho scelti perché possiamo gestirceli da soli, sono facili da seguire e prevedono l'investimento anche di somme minime.

Ovviamente, hanno dei pro e dei contro, che tenteremo di analizzare assieme.
Partiamo dal presupposto che, in questo mese e mezzo (oh mamma, il blog ha già novanta giorni) il vostro barattolo dei risparmi abbia fruttato quanto il mio (circa ottanta euro, potevo fare di più, mi hanno fregato i primi gelati...). Io sono comunque dell'idea che nessuna cifra è tanto piccola da non essere investita: il mio standard è cinquanta euro. Ogni volta che ho 50 euro in contanti li investo in qualche modo, principalmente nei modi che vi descriverò.


Conti deposito on line


Per aprire un
conto deposito on line di solito bisogna avere un conto d'appoggio, cioè un normale conto corrente. Al mio ho abilitato le funzioni internet con un preciso scopo: la possibilità di effettuare bonifici via internet gratuiti. In questo modo, possiamo giocare un po'con i nostri risparmi, sfruttando il meglio delle offerte del momento. Non farò pubblicità ad un conto o ad un altro, ma vi dirò chiaramente i pro e i contro di quelli che ho aperto io. Ad esempio una nota banca ora offre buoni acquisto o buoni benzina all'attivazione di un conto: i nostri 80 euro potranno allora diventare 130 senza muovere dito, e se un amico o un parente apre un altro conto collegandolo al nostro, addirittura 180. Se invece abbiamo somme che iniziano ad essere un po'più consistenti allora dobbiamo studiare bene i tassi di interesse. Cosa serve per aprire un conto on line?
  • Un conto d'appoggio "fisico"
  • Fotocopia della carta di identità
  • Modulo di apertura (quello che si richiede per telefono o via internet)
  • Un indirizzo e mail
  • Un accesso internet per controllare come vanno le cose
E soprattutto, un po'di buona volontà per far girare i soldi nel caso trovassimo offerte migliori! Per esempio, alcuni conti fanno pagare l'imposta di bollo ed altri no, altri fanno promozioni per qualche mese a tassi più alti, o se si blocca la somma per più mesi. A noi la scelta. I contro? Sono del tutto dematerializzati e bisogna avere una certa pratica con internet, posta elettronica e company.
Da chi è garantito questo tipo di investimento? Generalmente da una banca "fisica" o da un gruppo di investimenti.

Risparmio postale

Il classico! I rendimenti non sono altissimi, ma hanno spese certe e molto basse se non nulle.
Iniziamo dal caro e vecchio Libretto postale (sempre gradito dai nostri nonni). Non ci sono spese di apertura e chiusura conto, non c'è l'imposta di bollo, il regime fiscale è al 27%, ma gli interessi sono proprio bassini (dal sito delle poste: 1,35% normale, 1,85% oro, lordo). Per cifre piccole piccole abbiamo anche il buoni postali ordinari, ventennali o a 18 mesi. Per aprile 2009, i rendimenti dei primi sono al 3,90% lordo (2,41 netto), a scadenza (cioè dopo 20 anni), per i secondi rispettivamente 1,60% e 1,28. Per aprire un prodotto di risparmio postale, servono
  • Carta di identità
  • Codice fiscale
  • Modulistica fornita dalle Poste
Il pro maggiore di questi prodotti è la diffusione degli uffici postali e la facilità di apertura, il contro è che i tassi sono veramenti bassi. Non vi ho parlato di altri investimenti postali perché ce ne sono di legati all'alea (all'inflazione, alla borsa...), quindi per noi piccole formichine non ancora adatti.
Chi garantisce per questo tipo di investimento? Lo Stato, che gestisce il risparmio postale tramite la Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.

Come al solito, aspetto consigli e punti di vista da parte vostra! Pronti a rompere il barattolo dei risparmi?