sabato 19 novembre 2011

Ricette furbe: la purea di zucca.

Questo è un post fuori tempo massimo. Una brava Economa lo avrebbe postato prima di Halloween per mostrare quanto sia facile utilizzare l'interno della zucca intagliata. Dato che non ho intagliato zucche quando era il tempo, lo posto ora. Ho comperato ad un mercato di prodotti locali una zucca da un chilogrammo e mezzo.

Nettata, svuotata dai semi (un giorno li tosterò, prometto) e ridotta a dadini era comunque tanta. Fatta la solita
zuppa, ne ho surgelata un po' come esperimento e poi mi sono dedicata ad eseguire la....

Purea di zucca

Ingredienti

  • Zucca
  • Acqua
  • Latte
  • Parmigiano grattugiato
  • Sale
  • Se si vuole, burro

Attrezzatura

  • Una pentola
  • Un cucchiaio in legno
  • Un frullatore ad immersione

Procedimento

Mondare, svuotare dei semi e lavare la zucca. Ridurla a dadini e metterla in una pentola; coprire con acqua (diciamo un dito sopra al livello della zucca), portare ad ebollizione e far cuocere per 20 minuti. Togliere l'acqua, aggiungere latte fino a coprire appena la zucca. Salare e riportare ad ebollizione. Togliere dal fuoco, frullare fino ad ottenere una purea omogenea. Mantecare con il parmigiano ed eventualmente con un fiocchetto di burro e portare in tavola.

E'semplice, veloce e si può fare "ad occhio". Diciamo che con una scodella di zucca a dadini sono venute due porzioni.

lunedì 14 novembre 2011

Buzz Marketing 3: Orzo Bimbo e the Insiders


L'Economa ha un thermos nuovo nuovo da riempire di roba calda, dolce e gratificante. Quale migliore occasione quindi per provare un nuovo prodotto?

Il Buzz Marketing di questa settimana infatti è sull'Orzo Bimbo! Il sito che ha promosso questa campagna è The Insiders, anche questo abbastanza nuovo sul web italico.

Il pacco di prodotti arrivato è molto allettante, come si vede bene dalla foto: buoni sconto, campioni da distribuire, la guida alla campagna e soprattutto due barattoli formato vendita di Orzo Bimbo Gran Solubile ed Orzo Bimbo Cappuccino d'Orzo.

Due prodotti nuovi, adult oriented, fatti proprio apposta per soddisfare le necessità della vostra Economa che non ne può più di ingurgitare caffé e non ama particolarmente thé e tisane.

Per di più, ha la vaga impressione che parecchi figli di colleghi, e qualche collega stesso, apprezzeranno i "campioncini" di orzo solubile e i buoni sconto (ho già testato che alcune persone consumano abitualmente prodotti di questa linea).

Ergo, un'altra occasione per distribuire ottimi prodotti a tante persone.
Se servissero inviti ad iscriversi ed altre info, non esitate a contattarmi con le usuali modalità!


domenica 13 novembre 2011

The winter of our discontent / L'inverno del nostro scontento

Questa è una pagina pedante, vi avverto subito.

Per una serie di ragioni che non sto qui a riepilogare, questa frase è diventata molto popolare in Italia da 3/4 mesi.

A casa Economa/Radioamatore lo è da circa un anno, perché il poveretto viene investito dalle mie considerazioni pessimistiche un giorno sì e l'altro pure.

Ma da dove viene questa frase, cosa significa esattamente e perché viene citata così spesso?

Come al solito, in origine aveva un altro significato e solo recentemente ha preso quello per cui viene esclamata oggi.

La frase è del nostro caro amichetto Guglielmino Crollalancia, o, se non siamo autarchici, William Shakespeare; è nel primo atto del Riccardo III, quello del regno e del cavallo (re che inoltre in nostro caro autore ha contribuito ad infangare storicamente e non poco). E'proprio il primo verso dell'opera, ma è interessante leggerlo con il secondo.

Now is the winter of our discontent, made glorious summer by this sun (o son) of York.

Ora è l'inverno del nostro scontento, divenuta gloriosa estate grazie a questo sole (o figlio) di York.

Orpo. Pare che la cosa non abbia proprio il significato che siamo abituati ad attribuirle, anzi, originariamente esprimeva proprio il contrario.

Quando allora c'è stato il ribaltone? Cinquanta anni fa, nel 1961 quando John Steinbeck pubblicò il suo ultimo romanzo "The winter of our discontent", è creò il suo titolo prendendo parte dei versi del Riccardo III e decontestualizzandoli.

L'inverno dello scontento a cui si fa riferimento è quello del 1956, quando gli USA vennero colpiti da uno scandalo riguardante i quiz televisivi (recuperate il film "Quiz Show" di Robert Redford, se potete) ed in cui viene delineata la caduta morale di Ethan Allen Hawley, che anticipa le inquietudini del buon cittadino statunitense alla fine degli anni sessanta.

Il senso traviato della citazione viene quindi da questo romanzo.

Adesso, se vi citano la frase, potete stupire amici, colleghi e conoscenti con questa spiegazione assolutamente inutile, ma didatticamente esatta.



sabato 12 novembre 2011

Il nostro immediato futuro

Eccolo.

Ode ad una negoziante

Oh signora del negozio di cappelli dove ero entrata a dare un'occhiata, lei che mi ha:

  • Trovato tutti i modelli copri-fronte per la sinusite
  • Fatto provare quelli che riteneva più adatti alla mia faccia ed alla mia carnagione
  • Sistemato i capelli per ogni modello
  • Centrato quelli che mi piacevano
  • Sedato fino a farmene acquistare due modelli, proprio carini, e di cui sono soddisfattissima
  • Convinto allo stesso modo altre dieci persone dall'apertura alla chiusura di mezzogiorno, a detta del numero progressivo dello scontrino

Perché non va a tenere qualche lezione di come si vende alle commesse la cui unica frase è "E'tutto esposto"?

Grazie.

sabato 5 novembre 2011

Ricette furbe: Ceci n'est pas une pureé

L'Economa è una cattiva persona. Sapevatelo. Ogni tanto viene presa da raptus culinari dai risultati variabili. A volte segue le ricette trovate sui blog di riferimento (grazie Araba!) e le cose vanno benino. Altre fa di testa sua, ed il Radioamatore fa da cavia (chiamate Amnesty, vi prego, salvatelo); per le ricette più audaci, preferisce tutelare la salute del povero compagno.

L'altra sera guardavo le due patate che giacevano nel portaverdure, povere e neglette. Avevo voglia di puré, o di qualcosa di simile, ma di tirar fuori il Kenwood non se ne parlava, anche per carenza di tempo. Allora ho creato. Impedite ai deboli di cuore di leggere quanto ho fatto, ne va del loro bene.

Patate al latte

Ingredienti

  • 2 patate medio piccole
  • Latte parzialmente scremato
  • Parmigiano grattugiato (una cucchiaiata abbondante)
  • Sale
  • Noce moscata

Attrezzatura

  • Pentolino bollilatte antiaderente o in ceramica
  • Pelapatate, altrimenti detto economo
  • Cucchiaio di legno

Procedimento

Lavate le patate, asciugatele sommariamente e sbucciatele ben bene con l'economo; mettete in acqua per non fare annerire. Lavate e sciacquate benissimo l'economo. Prendete le patate ed affettatele con l'economo, sottilissime, facendo cadere le fette direttamente nel pentolino (ci vorranno pochissimi minuti). A questo punto coprite con il latte, salate e mettete a fuoco medio finché il latte non sarà assorbito (eventualmente assaggiate e se le patate fossero troppo "al dente" aggiungetene un altro po'). Mantecate con il parmigiano.
Se piace, una grattatina di noce moscata è adatta; io non ne vado matta ed evito. Il sapore del composto è gradevole, molto morbido, un po'più forte del puré.

E'vero che sono una pessima persona (e lasciamo perdere come cuoca)?

martedì 1 novembre 2011

Il marketing multi livello: vale la pena o no?

In tempo di crisi molte persone cercano nuovi modi per arrotondare le entrate. C'è chi si dedica ai concorsi, chi ai sondaggi, chi fa qualche lavoretto extra; ultimamente, sono tornate prepotentemente di moda le vendite porta a porta e le multilivello.

Cosa sono le vendite multilivello? Wikipedia italiana le definisce come

"Un metodo di distribuzione di prodotti e servizi che ha la finalità di permettere ad un distributore o venditore di crearsi una rete di distributori senza consistenti investimenti in denaro.

Solitamente, i singoli individui acquistano una licenza identificativa, un "codice" al quale vengono collegate provvigioni e sotto-distributori, possono svolgere attività di vendita indipendente per conto dell'azienda principale."

Uhm. Non chiarissimo, vero?

Vediamo cosa dice la versione inglese dell'articolo. Ve la traduco per semplicità: "Il marketing multi livello è una strategia di marketing nella quale la forza di vendita è compensata non solo per le vendite che genera personalmente, ma anche per le vendite delle altre persone che reclutano, creando una linea di distributori e una gerarchia di multipli livelli di retribuzione".

Questo mi piace di più. Se masticate l'inglese, leggete tutta la voce, è parecchio interessante. Il multi livello quindi comporta questa doppia possibilità di retribuzione: quella delle vendite dirette e quella delle vendite fatte dalle persone che avete reclutato.

Sia chiara una cosa: non scenderò nell'argomento qualità dei prodotti. Alcuni sono mediocri, altri buoni, altri veramente ottimi. Possibilmente eviterò anche di scendere nei particolari per quanto riguarda le cosiddette convention e la veridicità di alcune affermazioni fatte nel corso delle stesse.

Quello di cui voglio parlare e discutere con voi è quanto possa essere conveniente, sia per la vostra salute economica che per quella sociale, questa scelta.

Il fatto che in poco tempo sia stata però in qualche modo contattata da vari nuovi venditori (o venditrici) mi ha resa propensa a cercare un confronto sull'argomento, per poi trarre un po'di conclusioni.

Quindi vi chiedo: siete stati mai coinvolti personalmente in questo tipo di vendite? Qual è la vostra esperienza? Conoscete persone rappresentanti di questo tipo di ditte?

Spero che rispondiate numerosi.